apro la portiera e scendo, metto i piedi sull’asfalto. Strano, non lo faccio mai, almeno qui, su di una superstrada.
c’è coda. lunga. immobile. impassibile. ferma…
quasi non respira.
ho percorso centinaia di chilometri questa notte e mi fa un pò girare le palle essermi bloccato a meno di 50km da casa…. ‘fanculo!
la coda non si smuove e allora, contrariamente al solito, scendo. non lo faccio mai, assolutamente. al limite ne approfitto per dormire, tanto poi c’è lo stupido di turno che mi sveglia strombazzando con il clacson non appena ci si muove di mezzo metro appena. come se quello spazio infinitesimale che si è allargato davanti le vetture fosse vitale. come se pochi attimi possano fare la differenza dopo ore di sosta, bhà….
scendo e mi avvio lungo la direzione di marcia. ormai il sole è piuttosto alto in cielo e la pioggia che ha bagnato le campagne circostanti riempie l’aria di un profumo inebriante di terra bagnata.
passo dopo passo supero a piedi tutte le vetture sorpassate prima della sosta per l’ennesimo caffè…. ho tracce di sangue nella caffeina che mi circola nelle vene….
supero il camper sgangherato dei punk-a-bestia e la volvo con il carrellino dietro, inconfondibili tra la selva di automobili. ricordo perfettamente di averli superati poco prima.
forse, se non mi fossi fermato per il caffè, ma proprio forse, sarei più avanti nella coda, a ridosso dell’incidente…. o addirittura coinvolto.
non sono superstizioso, infatti cammino pestando la linea ad intermittenza della mezzeria, ma una grattatina scaramantica ci sta bene in questi frangenti!
arrivo alla meta e mi unisco agli altri curiosi. la scena ruba subito la mia attenzione relegando le voci di chi sta accanto ad un semplice e indistinguibile brusio di sottofondo. ricostruisco secondo me la dinamica: il furgone bianco ha tamponato piuttosto violentemente quello rosso e lo ha buttato, attraverso un varco di servizio nel muretto spartitraffico, sulla corsia opposta, dove dopo un testa-coda si è adagiato sul bordo della carreggiata in allineamento quasi perfetto con il senso di marcia opposto. solo un colpo di culo grande quanto una casa ha impedito la collisione con le vetture provenienti in senso inverso. mi affiora un sorriso sulla bocca pensando ad un noto comico che diceva: “poteva essere una strage!”. torno subito serio osservando il furgone bianco, il conducente è intrappolato tra le lamiere dell’abitacolo, gambe incastrate e busto libero. ha sulla faccia una mascherina per l’ossigeno e lo sguardo perso tra i fumi dei sedativi gentilmente offerti dal servizio 118.
intanto i vigili del fuoco si stanno adoperando per liberarlo ma l’attrezzatura a disposizione sembra inadeguata per la situazione e non riescono nel loro intento…. e il tempo passa….
mi lascia poi attonito la posizione dell’autoambulanza, parcheggiata tra il veicolo coinvolto nell’incidente e la folla che osserva. praticamente incastrata senza via di fuga per volare in ospedale con il ferito a bordo una volta estratto dalla sua fin troppo poco comoda posizione. poco male, spostando il gruppo elettrogeno dei vigili del fuoco e facendo una breve serpentina riuscirà senz’altro a passare e ad avviare la sua corsa verso la salvezza del malcapitato. non finisco il pensiero che arrivano i rinforzi dei vigili del fuoco a bordo del loro grosso camion di colore rosso come il fuoco che di solito combattono, rosso come il sangue sul volto del ragazzo alla guida del furgone. parcheggiano nell’unico spazio che avrebbe permesso all’autoambulanza di filare via senza indugi.
sensibilmente perplesso torno sui miei passi, quel poco che ho visto è più che sufficiente a rovinarmi la giornata.
volto le spalle alla scena e torno sui miei passi senza rispondere a nessuno di quelli che incrocio, avidi di informazioni.
si, devo cambiare vita, decisamente!
il tempo che passo in auto è veramente troppo.
e un’altra grattatina ci sta proprio bene.

