…un volgare e sacrosanto gesto scaramantico…

Posted in Uncategorized on 23 luglio 2009 by pezzodimerda

apro la portiera e scendo, metto i piedi sull’asfalto. Strano, non lo faccio mai, almeno qui, su di una superstrada.
c’è coda. lunga. immobile. impassibile. ferma…
quasi non respira.
ho percorso centinaia di chilometri questa notte e mi fa un pò girare le palle essermi bloccato a meno di 50km da casa…. ‘fanculo!
la coda non si smuove e allora, contrariamente al solito, scendo. non lo faccio mai, assolutamente. al limite ne approfitto per dormire, tanto poi c’è lo stupido di turno che mi sveglia strombazzando con il clacson non appena ci si muove di mezzo metro appena. come se quello spazio infinitesimale che si è allargato davanti le vetture fosse vitale. come se pochi attimi possano fare la differenza dopo ore di sosta, bhà….
scendo e mi avvio lungo la direzione di marcia. ormai il sole è piuttosto alto in cielo e la pioggia che ha bagnato le campagne circostanti riempie l’aria di un profumo inebriante di terra bagnata.
passo dopo passo supero a piedi tutte le vetture sorpassate prima della sosta per l’ennesimo caffè…. ho tracce di sangue nella caffeina che mi circola nelle vene….
supero il camper sgangherato dei punk-a-bestia e la volvo con il carrellino dietro, inconfondibili tra la selva di automobili. ricordo perfettamente di averli superati poco prima.
forse, se non mi fossi fermato per il caffè, ma proprio forse, sarei più avanti nella coda, a ridosso dell’incidente…. o addirittura coinvolto.
non sono superstizioso, infatti cammino pestando la linea ad intermittenza della mezzeria, ma una grattatina scaramantica ci sta bene in questi frangenti!
arrivo alla meta e mi unisco agli altri curiosi. la scena ruba subito la mia attenzione relegando le voci di chi sta accanto ad un semplice e indistinguibile brusio di sottofondo. ricostruisco secondo me la dinamica: il furgone bianco ha tamponato piuttosto violentemente quello rosso e lo ha buttato, attraverso un varco di servizio nel muretto spartitraffico, sulla corsia opposta, dove dopo un testa-coda si è adagiato sul bordo della carreggiata in allineamento quasi perfetto con il senso di marcia opposto. solo un colpo di culo grande quanto una casa ha impedito la collisione con le vetture provenienti in senso inverso. mi affiora un sorriso sulla bocca pensando ad un noto comico che diceva: “poteva essere una strage!”. torno subito serio osservando il furgone bianco, il conducente è intrappolato tra le lamiere dell’abitacolo, gambe incastrate e busto libero. ha sulla faccia una mascherina per l’ossigeno e lo sguardo perso tra i fumi dei sedativi gentilmente offerti dal servizio 118.
intanto i vigili del fuoco si stanno adoperando per liberarlo ma l’attrezzatura a disposizione sembra inadeguata per la situazione e non riescono nel loro intento…. e il tempo passa….
mi lascia poi attonito la posizione dell’autoambulanza, parcheggiata tra il veicolo coinvolto nell’incidente e la folla che osserva. praticamente incastrata senza via di fuga per volare in ospedale con il ferito a bordo una volta estratto dalla sua fin troppo poco comoda posizione. poco male, spostando il gruppo elettrogeno dei vigili del fuoco e facendo una breve serpentina riuscirà senz’altro a passare e ad avviare la sua corsa verso la salvezza del malcapitato. non finisco il pensiero che arrivano i rinforzi dei vigili del fuoco a bordo del loro grosso camion di colore rosso come il fuoco che di solito combattono, rosso come il sangue sul volto del ragazzo alla guida del furgone. parcheggiano nell’unico spazio che avrebbe permesso all’autoambulanza di filare via senza indugi.
sensibilmente perplesso torno sui miei passi, quel poco che ho visto è più che sufficiente a rovinarmi la giornata.
volto le spalle alla scena e torno sui miei passi senza rispondere a nessuno di quelli che incrocio, avidi di informazioni.
si, devo cambiare vita, decisamente!
il tempo che passo in auto è veramente troppo.
e un’altra grattatina ci sta proprio bene.

crash

..anche le farfalle erano piu’ veloci di me..

Posted in mtb con i tag , , on 28 giugno 2009 by pezzodimerda

Come da titolo, nelle lunghe salite anche le farfalle riuscivano a superarmi, cazzo!
Procediamo con ordine.. 4^ partecipazione alla gran fondo del monte pollino ed una sola parola per descriverla, massacrante. Ma illuminante allo stesso tempo. Scalando infatti la montagna in sella alla mia bici mi sono accorto di conoscere il cinese e l’aramaico antico. Cioe’, solo le parolacce di queste due lingue!
Sudore, fatica, visioni mistiche e integratori si sono susseguiti nel giro di piu’ di quattro ore.
E adrenalina, adrenalina a fiumi quando le discese erano cosi’ ripide e veloci e si danzava saltando come stambecchi da roccia a roccia cercando di stare in scia al capitano.
E stupore, quando la montagna si esponeva nel suo panorama mozzafiato, ammirato da posti irraggiungibili se non in sella ad una mountainbike.
E agonismo puro, quando con l’avversario di turno ci si e’ contesi le posizioni nel finale.
E gioia, per avercela fatta ancora una volta e senza essersi fatti male.
E ‘fanculo anche questa volta alle maiuscole automatiche.

stremati all'arrivo

anche questa volta siamo passati sotto il pallone del traguardo!

…perdonare?

Posted in volimentali con i tag on 19 giugno 2009 by pezzodimerda

Si parlava di rapporti con il prossimo, in uno dei tanti viaggi insieme, questa volta non fisicamente ma volando da ripetitore a ripetitore man mano che avanzavo sull’asfalto. Si parlava di rapporti dicevo, e di come e’ difficile che non sfocino in contrasto prima o poi.
Contrasti che portano inevitabilmente a citazioni quasi obbligate:
- perdona i tuoi nemici… ma ricorda i loro nomi [come non perdonare quindi]
- l’unico peccato che si puo’ perdonare e’ quello che non si e’ commesso [idem come sopra]
….e vaffanculo alle maiuscole automatiche!…

Le Passanti – Faber

Posted in Faber con i tag , on 8 giugno 2009 by pezzodimerda

Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c’era tempo e valeva la pena

di perderci un secolo in più.

A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l’hai vista passare

dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso

in un vuoto di felicità.

Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l’unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano.

A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato

ti hanno lasciato
, inutile pazzia,
vedere il fondo della malinconia

di un avvenire disperato.

Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante

scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino.

Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intraviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti.

Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.

Faber

…solo per non perderne la memoria…

Posted in noir con i tag on 3 giugno 2009 by pezzodimerda

qualcuno di voi sicuramente avrà già letto quanto segue, un piccolo noir incompiuto. non lo ripropongo, lo appunto qui in maniera che non ne perda la memoria e magari può essere lo stimolo a buttare giù uno straccio di epilogo.

Lei (parte I)
scritto il 02.10.2008


le luci della città ammiccavano tremolando nello specchietto retrovisore diventando sempre più fioche man mano che si allontanava dal centro abitato. il buio gli vomitava l’asfalto sotto le ruote prendendolo da chissà dove nell’infinita oscurità che ormai lo avvolgeva completamente. gli unici compagni erano i trattini della linea di mezzeria, li seguiva ciecamente fidandosi del loro curvare da una parte e dall’altra mentre li illuminava con i fari dell’automobile. guidava senza badare troppo alla strada, i suoi pensieri erano per altre situazioni e per altri momenti. aveva spento anche la radio, fedele compagna durante gli innumerevoli chilometri percorsi insieme.
si era cacciato in un bel guaio, ne era consapevole. un bel guaio davvero…
rimuginava nella testa su come aveva fatto a cacciarsi in quella situazione balorda. del resto, per sua stessa ammissione, era molto più bravo a ficcarsi nei guai che non ad uscirne fuori. la sua era un’abilità innata, finiva nei problemi puntualmente a piedi pari e per risolverli doveva sudare non poco, e questa volta non sarebbe stata una piacevole eccezione. tutt’altro…
lampeggiò distrattamente con gli abbaglianti alle auto che lo precedevano. più che segnalare la propria posizione l’ammiccamento con le luci voleva dire: ‘non muovetevi, passo io per il momento’. la vettura più vicina rispose con il fascio di luci rosse degli stop mentre frenava accodandosi a quella poco avanti. le superò entrambe, infilando la curva con una traiettoria degna di un pilota professionista. il tutto senza pensarci troppo su, in maniera quasi automatica. era concentrato su di lei..
già… lei…
com’è che l’aveva conosciuta? perchè era entrato in quel bar? perchè in quel preciso momento di quella cazzo di giornata? perchè maledizione… perchè?
la risposta era semplicissima: semplice caso. una fortuita e strabiliante serie di coincidenze negative da lasciare senza fiato. e pensare che sul momento si era sentito fortunato ed affascinante… che stupido!…
altre luci adesso, danzavano riflettendosi sul parabrezza diventando più nitide man mano che si avvicinava alla città. imboccò le prime strade della periferia. per fortuna non doveva passare per il centro. il turbinio di vetrine ed insegne, la gente a passeggiare lungo i marciapiedi, le luci e i rumori, tutto lo avrebbe infastidito e lo avrebbe distratto quando invece doveva restare concentrato. doveva far muovere le rotelle che costituivano gli ingranaggi del suo cervello. pensare a come venirne fuori…. pensare…
ripensò a lei
ripensò a come indietreggiò repentinamente mentre lui le passava dietro per avvicinarsi al bancone del bar. ripensò al profumo della sua pelle e alla perfezione delle sue curve, all’impatto con quel corpo sinuoso, al sorriso dolce che seguì la sua richiesta di scuse debolmente biasciata più per cortesia che per altro. ripensò a loro due seduti insieme poco dopo a chiacchierare e a ridere come se si fossero conosciuti da sempre. ripensò a come lo aveva incastrato… pensò che era un coglione!..


Lei (parteII)
scritto il 13.10.2008

era quasi giunto a destinazione. decise di parcheggiare lontano, non era il caso di farsi vedere nei paraggi dell’abitazione di lei. sfilò le chiavi e giocò distrattamente con il moschettone che le raccoglieva tutte restando ancora seduto al posto di guida assorto nei suoi pensieri. passò il pollice sulla scritta incisa nel metallo di quell’improbabile portachiavi: “not for climbing”. come se ci fosse bisogno di dirlo che non era il caso di appendere la propria vita ad una imitazione di gancio per alpinismo. o forse no, forse non era affatto un particolare insignificante visto quanti stupidi si affollavano sulla faccia della terra. del resto lui stesso si era lanciato oltre il baratro appeso soltanto allo sguardo dolce di quella strana donna. sarebbe stato meno pericoloso tuffarsi nel vuoto affidando la propria vita al suo portachiavi. ma questo lo aveva capito troppo tardi.
inspirò profondamente e scese dall’auto, il parcheggio era deserto e scarsamente illuminato, meglio così perché non voleva dare nell’occhio. chiuse la portiera e armeggiò con le chiavi facendo scattare le sicure. alzò la maniglia più per abitudine che per controllare di aver realmente chiuso l’automobile. tirò su il bavero della giacca in pelle scamosciata un pò fuori moda e abbastanza consumata, affondò le mani nelle tasche e si avviò lungo il marciapiede. sembrava una persona qualunque intenta a fare due passi dopo cena mentre entrava ed usciva dai coni di luce proiettata dai lampioni, calpestando ripetutamente la sua stessa ombra che sembrava danzargli tra i piedi.
all’improvviso gli sembrò di udire dei passi alle sue spalle.. cercò di captare ogni minimo rumore che proveniva da dietro. nello sforzo di acuire l’udito accigliò gli occhi fino a ridurli ad una fessura, come se ciò potesse contribuire a sentire meglio. decise di aumentare l’andatura e giunto al primo angolo svoltò senza esitazioni. anche chi era dietro di lui allungò il passo e svoltò nella medesima direzione.. continuò ad avanzare spedito sforzandosi di non guardare dietro per non tradire il fatto che si era accorto di essere pedinato. superò il tabaccaio ormai chiuso vista l’ora inoltrata della sera ma non altrettanto fece il suo inseguitore che invece si era tranquillamente fermato per inserire delle monetine nel distributore automatico. allontanandosi voltò il capo e vide che l’omino dal quale si era sentito minacciato tornava indietro dopo aver prelevato la sua dose quotidiana di veleno mascherata da semplice pacchetto di sigarette. era stato un cretino, doveva stare calmo e non farsi assalire dalle paranoie..
riprese la marcia e il suo pensierò volò leggero a lei. erano stati bene insieme tutta la serata al bar qualche giorno prima, avevano riso e bevuto a lungo e non gli era sembrato vero quando gli aveva chiesto di accompagnarla a casa. non gli era sembrato vero ma sotto sotto lo sapeva che sarebbe stato il giusto epilogo per quell’incontro mozzafiato. ci aveva sperato, si. ci aveva sperato e le sue speranze non erano state vane. pensava avesse il paradiso a portata di mano mentre saliva le scale seguendola verso casa sua. e invece le fiamme dell’inferno gli stavano cominciando a lambire il culo. ma non se ne era ancora accorto, almeno per il momento.

il tutto è semplicemte uno strano parto della manciata di neuroni che mi galleggiano in testa. se qualcuno dovvesse ravvisare, per qualche astruso motivo, una qual si voglia attinenza o riferimento a persone realmenti esistenti o a fatti accaduti nella realtà vera mi contatti in privato: sarò ben lieto di fornirgli l’indirizzo di uno psicologo piuttosto in gamba

mi hanno detto:

Posted in pensieri con i tag on 26 maggio 2009 by pezzodimerda

1a – “Sei un pezzo di merda” (con il sorriso sulle labbra approvando il risultato di una mia decisione);

2a – “Sei un pezzo di merda” (con la rabbia negli occhi disapprovando il risultato di una mia decisione);

3a – “Sei stupefacente…” (nel senso che do assefuazione?!? );

3a – “Sei una scoperta”;

1b – “Sei come Papa Paolo Giovanni II”
- e io:”troppo buono?
- “no, stai sempre in giro…”;

2b – “Sei cittadino del mondo e ogni tanto torni a casa per fare un giro…”;

1c – “Esci subito da questo ufficio!!!!”
- e io:”veramente è il mio” o.0;

2c – “Per te la disoccupazione è un’utopia!”;

…aggiornerò quando la memoria mi conforterà.

… ho il sicuro affuturato …

Posted in volimentali on 22 maggio 2009 by pezzodimerda

..confusione?
si certo, tanta
e non solo nel titolo


lavori, dai l’anima, ma la situazione non cambia
hai una leggera flessione e invece sono cazzi..
“..solo chi non fa nulla non sbaglia mai”
ma è una considerazione che ai vertici non interessa
come non interessano i meriti acquisiti e la professionalità applicata


nell’ennesimo viaggio chiaccheri con te stesso,
che tanto quelli alla radio mica stanno a sentire te. caso mai il contrario. oddio, hai interagito anche con loro ma adesso non ne hai voglia.
e pensi e ripensi a te stesso, alla tua vita, a come gira, a cosa cazzo stai facendo, a dove ti porterà la situazione


*** STOP!! ***

basta con le seghe mentali!

e all’improvviso, come spesso ti accade, davanti ai tuoi occhi la possibile soluzione!
arriva in maniera prepotente, sale in te, prima pian piano e poi avanza fino a travolgerti.
si, ecco, diamo una sterzata a tutto quanto. brusca e decisa.
certo pensi, serviranno soldi, tanti, troppi. ma si può fare.
ci si rimette in gioco ancora una volta, ci si rimbocca le maniche come tante altre volte.
ma si, tentiamo. il rischio c’è…. ma senza rischio la vita è piatta.
può andar male, ovvio. ma hai sempre la porta aperta presso la concorrenza odierna, bisogna essere anche opportunisti nella vita.

quando ormai hai deciso tutto, quando sei deciso a tuffarti nel mare dell’incertezza ma con il cuore e lo spirito colmi di speranza e convinzione, il destino decide di romperti i coglioni mettendoti a disposizione una terza scelta.
una via di mezzo tra le due precedenti, pari pari a metà….
masticazzi……

io so scegliere tra il bianco e il nero
tra il si e il no
tra fare e non fare…
non riesco a concepire il grigio, il forse e l’apatia…

e adesso?!?

…voglio una vita tranquilla…

Posted in volimentali con i tag on 12 maggio 2009 by pezzodimerda

squarcio la notte da parte a parte,
dal sole rosso morente
fino a quello che mi illumina al mattino.

consumo una fetta di vita
tra curve d’asfalto e caffè negli autogrill,
navigando tra le pieghe del tempo
e caselli d’autostrada.

una vita da nomade,
e si che sarà una cosa genetica
anche se nonni e bisnonni
una pausa se la sono concessa.

ma ora basta,
la stanchezza ha preso il sopravvento
devo attingere al pozzo del coraggio
senza avere paura di sporgermi troppo
e di caderci dentro

mondi paralleli

Posted in Faber on 22 aprile 2009 by pezzodimerda

“…l’inferno esiste solo per chi ne ha paura…”
Faber

Travian

Posted in travian, web con i tag , , , , on 18 aprile 2009 by pezzodimerda

ad un certo punto del mio navigare tra le pieghe del web mi sono imbattuto nel link di travian e ci ho cliccato sopra.

strano per me, di solito non visito mai i siti che ne sponsorizzano altri. questa volta ho fatto un’eccezione che mi ha schiuso davanti un vero e proprio universo parallelo, un mondo che ha affascinato e ammaliato, un mondo che mi ha rapito e che mi è entrato fin dentro il midollo, un mondo che come una droga vera e propria da assuefazione… non te ne stacchi più.

il gioco è semplice, disarmante per quanto è semplice… troppo facile per me che ho costruito imperi con le varie edizioni di civilization, che ho creato megalopoli con simcity, che ho rivissuto tutte le battaglie più importanti della storia passando da una simulazione ad un’altra… veramente fin troppo facile. almeno fino a quando godi della protezione riservata ai niubbi, fino a quando vedi per la prima volta lampeggiare due piccole spade rosse… e ti chiedi con curiosità cosa siano…. dopo invece diventa tutto dannatamente difficile… e sono cazzi….

lo scopo del gioco, come ogni gioco che si rispetti, sarebbe vincere. qui invece,se riesci ad arrivare in fondo alla tua partita dopo più di un anno di estenuanti strategie e pianificazioni, puoi dire tranquillamente che hai vinto anche se il primo posto è di altri.
qui non vince il singolo, vince il gruppo. come nella vita reale, da solo di solito non si va molto lontano e si percorre molta strada in gruppo solo se quest’ultimo è sano ed affiatato.

dopo qualche anno di travian, finalmente ho trovato un Gruppo (la maiuscola non è casuale) eccezionale. e non parlo dell’elenco degli alleati, parlo del nucleo fondamentale che lo compone. un gruppo con un’anima al servizio degli altri. un gruppo che mi ha “adottato” e fatto inserire come se fosse una vita che ci si conosce. un gruppo che merita un semplice e sincero grazie.

Il Brucomannaro